Se mai con alto e prezïoso stile cantai dolce d'amore, d'una eccelsa bellezza e leggiadria, qui si convien mostrar altro valore
a dir di questa immagine gentile, albergo d'onestà e cortesia. Qual poeta giamai, qual ermonia, trovarà penna a dir quanto che vale
questa luce immortale, sola nel mondo fra le cose belle? Come il sol fra le stelle, così è fra noi lo specchio del suo viso,
<quel mirar dolce e fiso> onde uscì il colpo e gli amorosi rai che mi percosse, ond'io non guarrò mai. Io guardo spesso il purpurëo fronte
e l'aürëo crino, come chi guarda nuova maraviglia, e gli occhi che falcon mai pellegrino non mostrò tal, quando par che stramonte
verso del cielo l'archeggiate ciglia. Fra candide vïole è la vermiglia: veggio le guance sue piene di rose, e le labbra vezzose
d'ogni dolcezza e 'l naso camusetto, e ciascun dente eletto fra perle orïentali, e 'l mento e 'l collo: non so se mai Apollo
simile fu quando pitito infante fu di splendore e di bellezze tante. Non so se mai Dïana o Citarea con le sue sacre ancille,
quando a contemplar vanno per vaghezza, né faretrate ancor a mille a mille in la lor <verde e aspra> selva idea fossero a veder mai simil bellezza
né mai fu, credo, tanta gentilezza nel ricco Dïoneo o 'l bello Arcita. Or qual cosa gradita fu mai al mondo simile over pare?
Or chi vuol ben mirare venga a veder la luce del cor mio, ch'altro bene, altro Iddio altro tesor non voglio o altro stato,
né paradiso, se mi fosse dato. Immaginando poi l'alte parole e 'l saggio portamento, senile essendo in giovenil etade,
mai non nacque amator tanto contento d'ogni suo ben, quant'io del vivo sole donde nasce il costume e l'onestade, <umanità, continenza e pietade>,
sobrevità, piacevolezza e fede, e con virtù merzede, ordine, tempo e modo al bon volere: quinci nacque il piacere
dentro al cor mio, che s'è poi fatto eterno tal che null'altro scerno, sì ch'ogni senso, spirto e quanto i' spero tutti passan per mezzo al suo pensiero.
E benché nel principio alquanto fosse faticoso il cammino, con lagrime, con pianti e con sospire, o per grazia del cielo o per destino,
ma più per sua virtù pur si commosse aver pietà del mio grave martìre. Così prevenne e temperò il disire cieco e leggier che regna fra gli amanti,
e le lagrime e i pianti si convertîro in gioia e in allegrezza. Ahi, suprema dolcezza, felice gloria e benedetta spene!
O fior d'ogni mio bene! Per quanta grazia nel tuo cor si stima, sia benedetto ov'io ti vidi prima! Pellegrina canzon d'amor, tu vai
a tal che forse ancora ne mostrarà la via ch'al ciel ci invita. Tu dinanzi al mio sole a' piei adora, al qual null'altro s'empressò giamai,
lume d'ogni virtù, stella gradita; e 'l core e la mia vita, l'anima, il corpo, il spirto e la persona e tutto me li dona,
quanto a lui piace e che il suo cor disia, felicissimo servo ove ch'io sia.
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