Non fiori, erbette impallidite e lasse,
non valle tenebrosa, abisso o fiume,
procelle oscure o nebbia, in lor costume,
quando si mostra Apollo, adorni fasse;
quanto un vago mirar, che a sé mi trasse
d'uno altro che mondano acceso lume,
forse non men degli angioletti nume,
m'aperse il core e serenommi il casse.
Non da tempesta mai divelto legno
da pelago decide inverso i liti,
quanto ogni altro pensier del senso uscìo.
Gli occhi celesti, i bei sembianti uniti,
l'orma gentil m'ha fatto un vivo segno
in mezzo il core, o sola al mondo iddio!