Madre di Cristo glorïosa e pura, Vergine benedetta, immaculata, Donna del ciel, colonna alta e sicura, sacratissima ancilla incoronata
da quella Sapïenza, eterno Amore, per cui da l'angel fusti annunzïata; tu se' quel Vaso in cui l'alto Signore assunse carne, nella tua virtute,
per tôr del primo padre il nostro errore; tu fusti nave e porto di salute de' santi padri, e nostra vera guida, per quelle grazie c'hai dal cielo avute.
Tu se' colei a cui tanto si grida misericordia, e dove ogni uom ricorre: o felice colui che in te si fida! Io non saprei giamai tanto disporre,
quanto una favilletta del tuo lume porria più degna laude e gloria tôrre. Ma tu, Madonna, unde il beato fiume di virtù, di clemenza e caritade,
esce con grazia sempre per costume, ascolta me, se nella tua pietade essaüdisti mai un cor contrito, e guarda il pianto mio pien d'umiltade!
Tu vedi il detestabile partito, non dico pur di me, ma in la tua terra che sempre il nome tuo ha reverito. Vedi l'ira di Dio che l'arco afferra:
misericordia, Madre, or tu sustiene, ché rimedio non c'è se Lui 'l disserra! Ecco la città tua come a te viene, Siena, che sempre è stata ancilla e serva:
deh, Madre mia, or non te ne suvviene? Clementissima Donna, or tu riserva l'ira del Figliol tuo, che sopra noi vedi quanto è pestifera e acerva!
Qui vinca i santi e casti prieghi toi, e spunta questa orribile saetta, per tua pietà, ché sai che far lo pòi! O dolcissima Madre, alma, perfetta,
o santa Avvocatrice, onesta e pia, misericordia, grazia e non vendetta! Qui si vedrà tua dolce melodia dinanzi al tuo Figliolo, e l'orazione,
qui fioriranno i prieghi di Maria! Ecco l'ancilla tua che in ginocchione dinanzi a' piedi tuoi non può parlare, tanto è il suo pianto e la contrizione.
Tu sola se' che lei puoi consolare, ché ben conosci quanto l'è mestero, tu la puoi ben soccorrere e aitare! Non fu mai re sì dispietato e fero
che non volgesse l'occhio a qualche grazia: qual serà dunque il tuo clemente impero? Vedi la cruda morte che la strazia, tollendo a poco a poco i suoi bei membri,
e 'n divorarne non si vede sazia! O Reina del cielo, or ti rimembri che sempre l'hai difesa in ogni estremo, per la pietà che nel tuo core assembri!
O santissima Madre, or che faremo? Non c'è rimasta in terra altra speranza: se non nel gremio tuo, a chi giremo? Tu se' lo scudo nostro e la baldanza,
che ci difendi dall'eterna spada e per cui c'è rimessa ogni fallanza! Virgo, se amor de l'umiltà t'aggrada, quando dicesti: "Padre, ecco l'ancilla!",
fa che la voce mia giusta non cada! Io te ne prego, e per quella sintilla del superno splendor, la cui gran lampa la nostra morte in croce dipartilla.
Madre, tu ci difendi e tu ci scampa, tu ci ricuopri sotto il ricco manto dove nissun perisce e nullo inciampa. E io quel salmo benedetto e santo
dirò con teco, o prezïosa Iddia, con l'ermonia del suo pietoso canto: "Magnifica il Signor l'anima mia, e lo spirito mio essultarà
in Dio salutar mio, come desia! Perché conspesse tanta umilità di me sua vera ancilla, e tutta gente però beata sempre mi dirà.
Dunde mi fece Lui, quale è possente, le magne cose: è 'l santo nome eterno, Signor del cielo e Padre onnipotente! E sua misericordia in sempiterno,
di progenie in progenie, a tutti noi che seguiremo il santo suo governo. Fece potenza nel suo braccio poi, disperse voi superbi, ancor si vede,
del regno del cor suo, e guai a voi! Depose poi i potenti de la sede e gli umili essaltò quanto convene, come si mostra per essemplo e crede.
Gli esurïenti tutti empié di bene, e i ricchi del tesoro ha in van lassato, c'hanno nel mondo posta ogni sua spene. Suscepit Israèl anche il suo nato,
ché ricordò di sua misericordia, come che i nostri padri hanno parlato". Regina, te nemica di discordia mostri nel salmo tuo, s'io ben l'intendo,
amica d'umiltà, pace e concordia. Madre, più oltre troppo non mi stendo, ch'io spero che tu ci abbi essaüditi, se tanta grazia nel mio cor comprendo.
Priegoti ancor che tutti stiamo uniti, tuoi cittadin, ch'è senza odiarci inseme; d'altronde siamo assai e ben puniti. Amor mi stringe pur ch'io dica, e preme,
della mia donna poi, che inferma giace, che svelto ne veggia io ogni mal seme, sì ch'ella possa omai vivere in pace.
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