Perché l'opere mie mostran già il fiore che seminato ho nei passati giorni, convien pur ch'io mi scorni e mi riduca, anzi che 'l frutto grani;
ché vedendo levarsi il mio dolore (sì dell'ira di Dio già colmo il seno sì de l'isvelto freno e del mio male, ond'i' ho colpa e cagione),
m'è forza omai deporre i pensier vani, volendo umilïar quella saetta che mal per noi s'aspetta del servato flagello, in ulzïone.
Qui mi move ragione contrito: ascolta adunque, o padre Iddio, e tempra poi c'hai punto il pensier mio! Se, ricordando, il cor pentuto e fermo
possa con tua clemenza aver perdono, tu sai ben quant'io sono vissuto enorme e fuor d'ogni buon atto; per me non s'ordinò giamai ischermo
di vita al mondo onesta o in te beata, ma tutta scelerata e più vacilla ch'una foglia al vento. Così mi son vissuto a modo stratto,
finché miseria m'ha già colto a stremo; e tardi il ben faremo, logorando i giorni e raddoppiando stento. Se pur ora mi pento
(mal grado n'abbia!), egli è ben tempo omai e gran merzé degli acquistati guai. Non t'avess'io giamai, mondo, creduto, né tu promesso a me quel che mostrasti,
quando sì m'ingannasti per cogliarmi in vïaggio un dì <a> bel tempo; ché s'io t'avesse allor sì conosciuto, io t'avrei detto varïo e fallace,
ché quanto a te più piace è leve fumo e greve al fin martire. Con te non si vorria giamai dar tempo, ma provedersi infin da püerizia,
fuggir la tua malizia, viver discreto e con virtù finire. Deh, tu sai tanto dire con tue dolcezze che pur qui caschiamo:
tu ti riman, ma tristi noi ch'andiamo! Perch'io son fra color che nei tuoi lacci più mi trovo intrigato e men felice, fo come quel che dice,
cascato, in se medesmo ogni sua colpa; ché se dal laberinto e da' tuoi impacci pria mi fusse scaltrito entrarvi dentro, non saria sì nel centro
giunto a levarmi per tornare a riva. Or convien ch'io mi levi a polpa a polpa, volendomi isnervar quest'impia ragna; e l'anima si lagna
del converso uso, in sua natura or priva; ogni pensier si schiva, orrendo parli intrare in vita altrui, come dicesser: - Mai più qui non fui! -
Convien ch'io li disvezzi a passo a passo, dico i pensier, dell'usitata voglia; e convien ch'io li toglia con tanta passïon, ch'ogni altra è poca.
Pur noi vediàn levare ogni gran sasso, segare i marmi e' diamanti in pezzi, e animi più sezzi e più instigati anco a ragion piegare;
non senza la tua grazia, e qui s'invoca sapïenza infinita, amore e gloria, che mi dia tal vittoria, ch'io vinca in mezzo al tempestoso mare,
e vaglia seguitare col nome tuo via commoda e gradita: piace agli iniqui in altri onesta vita. Canzone, io non so bene unde tu vada,
ché di tali ingannati assai si trova; ma pur va intorno e prova se dar potessi alcuno essemplo in bene. Dirai che providenza assai aggrada
a Dio, né tardi mai fu cor contrito, purché non faccia invito e viva onesto i dì che poi gli avanza; di' che questa baldanza
de' ben caduchi di fortuna e spene son tutti indizi a pene, e di' a color, volendo in pompe alzare, che 'l fin de' posti in alto è rüinare.
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