Skip to content
1360–1419

104

Simone Serdini

O Signor mio, i' sol ti vo' pregare nella grand'ira tua non mi riprendi; se corregger mi vuoi, non indugiare e nel giudicio tuo piatà ti prendi;

le tue saette che mi fan gridare, che fitte sono in me, ora m'intendi; e la tua man sopra a me è fermata: l'anima mia ti sia raccomandata!

Nella mia carne non v'è sanitade, pel viso tuo crucciato non v'è pace; triemano l'ossa mia senza piatade per paura di te, Iddio verace;

perch'egli è tanta la mia iniquitade che i gravi mia peccati mi disface: sopra del capo mio m'hanno montato, d'un grave peso m'hanno sì aggravato.

Impuzzolite sono e infracidate le mie ferite; de' mia gran peccati corrotte son le mie carne e malate: sol per la mia stoltizia li ho acquistati.

Le mie miserie già non son celate, e' mie' consentimenti son curvati fino alla fine, dove io vado e vegno: della tua grazia, Signor, fammi degno!

Però, Signor, ve' che la carne mia è vinta e piena di scorno e illusioni; e questo avviemmi per la mia follia, per seguitare il voler de' dimoni.

Pien d'ogni inganno sono e di resia e rughio sì come fanno i lioni, quando nel bosco egli è bene affamato: gridando a te, accuso il mio peccato!

E pel gran disidero ch'io ho portato e sempre porterò al mio Signore, il pianto mio non è a te celato, sempre nel tuo cospetto a tutte l'ore,

e il cuor mio è tutto tribulato e d'ogni mia virtù perso ho 'l valore; e lo 'ntelletto e 'l lume della mente i' ho perduto e non veggio nïente.

I mie' amici e' prossimi e' parenti, ciascun di lor contra di me è stato; con lor lusinghe e con loro argumenti dimostrandosi buon, m'hanno ingannato;

e ch'io fussi dannato eran contenti, e questo dì e notte avien pensato: con lor malizia e 'niquità e 'nganni e m'hanno tormentato più e più anni.

I' stato son come persona sorda, ché inteso i' non ho lor mal parlare; non che la coscïenza mi rimorda, non volli lor malizie seguitare;

que' c'han parlato non se ne ricorda: serrai la bocca e volli teco istare e, non volendo aver riprensïone, mutolo stetti ad ogni lor sermone.

Però che 'n te, Signor, sempre sperai e spererà sempre la vita mia, la voce e 'l pianto mio essaldirai per tua piatà e per tua cortesia,

e sempre in me medesmo penserai. Non si rallegrin or né tuttavia di me i nimici: sempre han mal pensato, benché di me molte cose han parlato.

Apparecchiato sempre sarò io a quelle battiture e tagliamenti le qual tu mi darai, o sommo Iddio; e sien pur aspre, <e> quanto vuoi cocenti!

Ché il dolore e il peccato mio manifestar lo voglio a tutte genti: e sempre penserò il mio peccato e con dolore i' l'arò confessato.

Ma i nimici miei son confortati, contra di me vivendo sempre stanno; e son sopra di me multipricati color che iniqua mente sempre m'hanno.

Ancor son sopra me apparecchiati color che mal per ben rendendo vanno: perch'i' ho la giustizia seguitato, sempre ciascun di me ha mal parlato.

Deh, non mi abandonare, o sommo Iddio, ché la misericordia tua è tanta; non ti partir da me, o Signor mio, la grazia tua sopra di me si spanda;

intendi in mio aiuto con desio e fa ch'io mangi della tua vivanda, mostrandomi la tua santa virtute: Signore Iddio, tu se' la mia salute!

Finito è 'l terzo salmo veramente, del quarto qui farò cominciamento, pregando te, Signore, Iddio possente, ch'al mio intelletto dia conoscimento,

ch'i' possa seguitare il convenente e nelle rime sia miglioramento; pregando sempre te che nel tuo regno possa venir: Signor, fammene degno!

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
104 · Simone Serdini · Poetry Cove