Viandante, ancor io
risi alla mia speranza,
vissi la lontananza
per vivere d'oblio,
come te, come tutti
gli uomini. Un giorno volli
cantare ne' più folli
canti i miei folli lutti,
parlare al sole come
al mio cuore e, talvolta,
ove l'ombra più folta
fosse, chiamarmi a nome
e dirmi: «Creatura
vergine, non udire
più. Apprendi, ora, a morire
nella tua sepoltura.
Accendi un lume, un solo.
Medita la tua nuova
vita. A te sia la prova
d'una morte o d'un volo.
Ma non tentare, mai.
Confida, anche, ma senza
elegger la semenza:
dopo non piangerai.
Canzoni assai soavi
canta, se vuoi cantare.
Canzoni marinare
dai ponti delle navi,
canzoni di parole
semplici, a pena nate,
che, ancora, dall'estate
odorano di sole.
Così vivrai, né cura
ti terrà del passante,
ignaro viandante
di una via peritura,
se tu l'oda cantare
o piangere alla soglia
e imagini che voglia
battere e domandare».