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1886–1907

Ode all'ignoto viandante

Sergio Corazzini

Viandante, ancor io risi alla mia speranza, vissi la lontananza per vivere d'oblio,

come te, come tutti gli uomini. Un giorno volli cantare ne' più folli canti i miei folli lutti,

parlare al sole come al mio cuore e, talvolta, ove l'ombra più folta fosse, chiamarmi a nome

e dirmi: «Creatura vergine, non udire più. Apprendi, ora, a morire nella tua sepoltura.

Accendi un lume, un solo. Medita la tua nuova vita. A te sia la prova d'una morte o d'un volo.

Ma non tentare, mai. Confida, anche, ma senza elegger la semenza: dopo non piangerai.

Canzoni assai soavi canta, se vuoi cantare. Canzoni marinare dai ponti delle navi,

canzoni di parole semplici, a pena nate, che, ancora, dall'estate odorano di sole.

Così vivrai, né cura ti terrà del passante, ignaro viandante di una via peritura,

se tu l'oda cantare o piangere alla soglia e imagini che voglia battere e domandare».

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