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1886–1907

La finestra aperta sul mare

Sergio Corazzini

Non rammento. Io la vidi aperta sul mare, come un occhio a guardare, coronata di nidi.

Ma non so né dove, né quando, mi apparve; tenebrosa come il cuore di un usuraio, canora come l'anima

di un fanciullo. Era la finestra di una torre in mezzo al mare, desolata terribile nel crepuscolo, spaventosa nella notte,

triste cancellatura nella chiarità dell'alba. Le antichissime sale morivano di noia: solamente l'eco delle gavotte,

ballate in tempi lontani da piccole folli signore incipriate, le confortava un poco. Qualche gufo co' i tristi

occhi, dall'alto nido scricchiolante incantava l'ombra vergine di stelle. E non c'era più nessuno

da tanti anni, nella torre, come nel mio cuore. Sotto la polvere ancora, un odore appassito, indefinito,

esalavano le cose, come se le ultime rose dell'ultima lontana primavera fossero tutte morte

in quella torre triste, in una sera triste. E lacrimava per i soffitti pallidi, il cielo, talvolta sopra lo sfacelo delle cose.

Lacrimava dolcemente quietamente per ore e ore, come un piccolo fanciullo malato. Dopo, per la finestra

veniva il sole, e il mare, sotto, cantava. Cantava l'azzurro amante, cingendo la torre tristissima

di tenerezze improvvise, e il canto del titano aveva dolcezze, sconforti, malinconie, tristezze

profonde, nostalgie terribili... Ed egli le offriva i suoi morti, tutte le navi infrante, naufragate lontano.

Una sera per la malinconia di un cielo che invano chiamava da ore e ore le stelle, volarono via

con il cuore pieno di tremore le ultime rondini e a poco a poco nel mare

caddero i nidi: un giorno non vi fu più nulla intorno alla finestra. Allora qualche cosa tremò

si spezzò nella torre e, quasi in un inginocchiarsi lento di rassegnazione

davanti al grigio altare dell'aurora, la torre si donò al mare.

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