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1886–1907

Il fanciullo

Sergio Corazzini

Campane d'oro e tu le vuoi, sì, d'oro, fanciullo, per il cuore che ti trema d'ineffabile angoscia, oh, sì, campane d'oro come i castelli de le fate,

pellegrino che vai senza una meta, curvo e pensoso di un lontano lume che brilli sulla porta di una casa triste ma dolce al tuo martirio... oh, d'oro,

sì, le campane come le alte stelle! Tu le ritroverai le tue sorelle di un tempo, umili e buone e, forse, è il loro riso che canta con le fonti e trilla

co' i nidi e luce in fondo alla tua strada. Fanciullo, apri il tuo cuore e in esso cada l'ultima foglia dell'autunno: mai più mortale tristizia accoglierai

lungo la siepe della eterna strada. Tu vuoi morire, ecco, tu vuoi dormire, solo, per sempre, con le tue corone sfiorite e chiudi le pupille buone,

dolce, così, che sembra ti vanisca l'anima, desolato pellegrino. E sogni... e nella tua casa in un tetro crepuscolo, le pallide sorelle

vanno inquiete per l'assente, il loro dolce fanciullo che le consolava con l'innocenza delle sue parole, e ti cercano e guardano le stelle

che ti guardano, e toccano le cose che già toccasti con le timorose dita e non sanno che tu sei vicino. Vicino sì, ma stanco, ma seduto,

ma ignaro. Oh! Dio, queste campane d'oro come insistono... chi dunque ti vuole, fanciullo, se non il tuo sogno?... Loro?! Loro?! ma dove? non ti sei perduto?

Forse: perduto, e non puoi ritornare. Alle tue fonti più non devi bere, hai seppellito le tue primavere per sempre; tu non puoi resuscitare.

Domani, se riprenderai cammino curvo e pensoso di un lontano lume che brilli sulla porta di una casa, fanciullo, come il tuo sogno divino

vorrai morire dopo un breve andare, tanto solo e perduto ti sarai, pellegrino che vai, che vai, che vai simile al fiume che non trovi mare,

al seme che non possa fecondare per un suo malinconico destino. Verranno le sorelle a riguardare su la soglia deserta se non torni,

dolce il fratello dei lontani giorni ancora e sempre... e non potrai tornare.

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