Mi tendevi le braccia, mi chiamavi
con la voce dolcissima e dolente,
e roteavi disperatamente
le tue pupille un dì tanto soavi.
I capelli biondissimi, già schiavi
di fulgido diadema che la gente
t'invidiava silenziosamente,
sciolti i capelli al vento abbandonavi.
E la tua voce sospirava «Vieni,
torna amor mio, fra le mie bianche braccia
tu sarai il mio re, non già il mio schiavo!»
Mi parve d'impazzir, con gli occhi pieni
di pianto, corsi con giuliva faccia.
Credevo d'esser desto, ahimè, sognavo!