Amica, bevi, questa è la coppa,
il vin trabocca, su presto, vuotala!
Oh disfreniamoci, amica, in groppa
delle follie, ché viè quaresima!
Ebe, così, nuda, io ti volli,
nuda e magnifica! Ben feci a cingerti
il corpo splendido di rossi e molli
garofani, bocci di sangue!
Vedi, la folla briaca siede
malferma e ghigna o dorme o vomita...
amami adesso, Ebe, la fede
la spezzerai, oh non ne dubito!
ma fa che almeno io questa sera
senta di vivere fra le tue morbide
braccia! Tu, come la Primavera
sei bella, o giovine, togli la maschera!
Suggimi, amica, dal labro fiacco
la vita, infondimi nel sangue il brivido
ultimo! Ebe, sono un vigliacco,
è vero; piccola Dea perdonami!
Ma dimmi allora, dimmi ov'è mai
l'oblio soave che anela l'anima
irrequieta? lo sai, lo sai?
O giovinetta sfiorita, parlami!
Taci? Ben io ti dissi allora
che nell'ebbrezze che negli spasimi
di quella carne che c'innamora,
e i sensi infiamma l'oblio trovasi!
Ebe, sei triste? su via sorridimi;
pensi alla Morte fra tanta vita?
È l'alba. Amica, sei un poco pallida,
vuoi ancor gioire? Ti sei pentita?
Vedi, laggiù, solo, in quell'angolo
c'è un cavaliero... Da quali porte
entrò? Tu tremi... amica, baciami
furiosamente! Egli è la morte!