Un desiderio di seminagione teneva i solchi aperti ne l'attesa de la buona promessa; oh la tua rude mano, figlio de' campi, che si schiude
al seme come il labro a la parola, ancora è lunge da la sacra impresa, ma verrà come il grano a la sua mola. Soavità de la dedizione!
I solchi aperti — (ha bene le sue culle la terra madre) — te buon seme avranno! Vi sarà un po' di biondo anche quest'anno intorno a la tua casa e larghi lampi
avran le falci mietitrici sulle spighe ben colme, o nato sacro ai campi! O lontananza de' seminatori! Quante albe passate in una vana
speranza e quanta disperazione di tramonti! Fioriva la canzone su le bocche giulive ampia e serena, o solchi, ma fioriva assai lontana
tanto lontana che giungeva a pena. E l'ansia d'un mattino?! Eran le cose bianche e quiete come ne l'indugio un po' triste de l'alba, tanto che
pareva un'alba. I solchi aperti ne gioirono. Sarà fra poco, forse adesso! Oh l'interminabile indugio! Un brivido la Terra avida corse.
Bocche d'umani aperte ne l'attesa d'un puro bacio ignoto, mani aperte da l'imo d'un abisso tenebroso, pupille aperte senza mai riposo,
cuori aspettanti, cuori doloranti ne l'attesa di gioie ultime e incerte... O trascorrere lento degli istanti! Pace, il seme verrà! Eccolo, o solchi
su di voi ne la mano che lo serra tenacemente; il seme buono è raro e ben colmo dev'essere il granaro anche quest'anno! Fra le dita buone
ecco già scorre e cade su la terra aperta per la fecondazione... O solchi, il seme è sacro ora che in voi s'accolse, il seme è sacro, poi che un giorno
sarà spiga, sarà forse farina e pane! O solchi aperti a la divina opera, penso — (o come il cuor mi preme acuta doglia!) — penso e vedo intorno
a me fratelli chiusi ad ogni seme!
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