Skip to content
1886–1907

Follie

Sergio Corazzini

Madonna, in vano anelo vostre dolci parole; per me non v'è più sole, per me non v'è più cielo.

Io sono come avvolto in un sogno, in un sogno triste; io non agogno più nulla; io non ascolto

più nulla. Il cuore trema a volte, forte: io penso che sia la fine, io penso l'unione suprema.

Oh la piccola bara, ricordo, i tetri cerei e gli arazzi funerei, e poi la folla ignara

e la dolente, l'organo molle e profondo, i chini frati benedettini che par da terra sorgano

ne la penombra delle colonne, fra gli altari fiammeggianti, con vari aspetti; e le sorelle

candide, per i banchi lunghi, oranti, soave coro, ne la lor grave veste e la corda ai fianchi,

e tu, e tu, mio amore, piccola, fra le rose che la mia mano pose su la fronte, su 'l cuore,

ne le mani conserte, sopra i piedini lievi — e tu non le vedevi con le pupille aperte —

rose dovunque, fra i capelli ch'io non sciolsi, capelli per cui colsi rose odorate mai,

su la bocca che rise, che rise e poi si tacque come gorgoglio d'acque d'un sùbito divise,

su gli occhi dolci, avvinti da una visione ignota e poi corone, di gigli, di giacinti,

una pioggia di petali, e tu, e tu, mio amore che godevi nel cuore d'una gioia secreta

intensa, immensa e pura! O morta ch'eri in cielo e nel mio cuore anelo di te, di te, creatura,

per cui arsero tutte le mie fiammee voglie e cadder come foglie le speranze distrutte.

E poi la terra breve, il cipresso diritto come lancia, lo scritto sopra il marmo di neve,

la croce che non seppe Gesù, le spine, i chiodi, i pianti che non odi di chi, di chi non seppe

adorarti a bastanza e le tombe e i cipressi immobili lungh'essi i viali ove danza

monna Morte ghignando, e i cancelli che stridono a ogni bara, a ogni grido lugubre a quando a quando,

i fiori gialli che il morto volle seco per dirsi: «altrove io reco fiori di terra», e

le lampadette, stelle di cimitero, tetre su le gelide pietre, lugubri sentinelle,

e le grandi, notturne ali, solcanti l'ombra paurosa che ingombra le tombe, i marmi, le urne...

Madonna, perdonate se vi pensai, se forse troppo il pensiero corse. Madonna, perdonate.

Io vi vidi, tranquilla in una bara, morta, e vi sognai risorta e il sogno ancor m'assilla

onde vano è il martoro che l'anima dilania, insana è questa smania per le tue ciglie d'oro,

per le pupille gravi di ombre, or nella morte profondamente assorte come quando sognavi,

per la tua bocca rossa che non ho mai baciata e che pure m'ha data la dolorosa scossa,

per le tue mani stanche, per le tue mani molli che toccare non volli (erano tanto bianche!),

per la voce che mai non seppi, per i gesti ignoti, per le vesti che avevi e che ora avrai

nella semplice bara fiorita; in somma tutto amo di te, il mio lutto sei tu, piccola cara!

Ohimè, dolce Madonna, perdonate se forse troppo il pensiero corse pensandovi, Madonna.

Voi siete il Sole, io sono un pazzo che lo segue e non concede tregue allo spirto mai prono,

e come suo bagliore i cieli azzurri infiamma, s'agita la gran fiamma del mio inutile amore!

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
Follie · Sergio Corazzini · Poetry Cove