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1886–1907

A Gino Calza

Sergio Corazzini

Vita tua è vita mia. Tu lo sai: melanconia mi tien fermo in sua balia; non ti posso consolare.

Tu m'hai detto: — Ov'io mi reco voglio che tu venga meco. — Oh, fratello, io sono cieco, non ti posso seguitare.

— Vieni; è tanto lo sconforto che nel cuor misero porto! — Oh, fratello, io sono morto per il troppo dolorare!

— Nel mio nido ho un usignolo, del suo canto mi consolo quando sono tutto solo e ho desio di lacrimare.

— Oh, fratello, tu sei buono! Il mio cuore, ecco, ti dono: è più dolce di un perdono, è più bianco di un altare —.

Foglie morte, foglie morte su la soglia delle porte dove il cuore batte forte e non fa che domandare.

Or la luna se ne è andata con la sua corte beata tutta bianca e desolata a dormirsene nel mare.

È così leggero il mio cuore, par fatto d'oblio! Non ti pesi nell'avvio, non ti voglia faticare.

Le tue mani sono monde e le sue ferite fonde: le tue mani sieno sponde al suo lento sanguinare.

Oh, il mio cuore è un usignolo, che non canta quando è solo; disiava un dolce brolo: or nel tuo si sta a cantare.

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