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1466–1500

8

Serafino Aquilano

Chi vol ben laudare una opra Non dia presto il suo iudicio; Non è mai sì ascoso vitio Che col tempo non si scopra.

Per pigliarmi el crudo Amore Non ligò bona esca al'hami: Viddi un campo senza fiore Pien di frasche, fronde e rami;

Io fuggi<i> li soi ligami, Che tendia per mio supplicio. Non è mai sì ascoso vitio... La syrena ai dolci canti

Fa perir la nave in mare, Poi che tutti i naviganti Ha ben facto adormentare. Così tu credesti fare

Per calarmi in precipitio. Non è mai sì ascoso vitio... Un bel decto al cor t'affibio, Tie<n> 'l per te, non lo lassare:

Che io ho facto come el nibio, Che gran spatio sta a calare, Poi bon prede lassa stare E se dà a qualche brutitio.

Non è mai sì ascoso vitio... Se cantando ogn'hora in fretta La tua casa visitai, Stima<i> fuss'i' una civetta,

Che predessi li toi guai; Perché a tutti palesai: La tua morte è gran iudicio. Non è mai sì ascoso vitio...

Chi fra harena el seme spande, Non bisogna el fructo aspecti. Porco usato a mangiar ghiande Mal sa poi mangiar confecti.

Spermentando con effecti Se comprende un vero inditio. Non è mai sì ascoso vitio... Fra pantani e gran palude

Non stan mai vïole o rose. A che far fra bestie rude Buttar pietre precïose? Fra deserti e selve ombrose

Pur perso è un bel edificio. Non è mai sì ascoso vitio... Gentileza e vero amore Non regnò mai in cor uillano,

Perché mal se caccia fore La ranochia del pantano. Cor gentil, egli è ben vano Chi da te specta servitio!

Non è mai sì ascoso vitio Che col tempo non se scopra.

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