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1466–1500

7

Serafino Aquilano

Un intenso dolor di ardente forza Ognor mi cresce al cor mortal tormento, Madonna, a scriver questa ormai mi sforza. Convien ognun cercar uscir di stento

Fugir sua morte, e a me tanto più lice, Quanto con morte ognor son più scontento. Già mi credea col tempo esser felice, Ma per non farmi in terra mai beato

Mia sorte ogni speranza or mi disdice. Sempre star non si pò fermo in un stato Pur sempre in cor ho viva, e il visitarse Col scrivere almen non ne sarà negato.

Per dir mia doglia o quante carte ho sparse, Ma el foco c'ho nel petto e in li occhi è tanto Che 'l sguardo ognor scrivendo sempre l'arse. El simile or seria, se non che 'l pianto

Più pò che 'l foco, onde fra il più scontento M'è dono aver per l'uno e l'altro el vanto. Poscia il partir da voi questo aspro stento, Quanti dogliosi affanni in questi versi

Notato abia col fele el mio lamento. Quanti singulti e lacrime ognor versi Chiaro il farà el mio cor e la mia fede Che a voi restâr quand'io li spirti persi.

L'occhio col pianto ognor vi pinge e vede, Vi chiama ovunque la mia lingua trista, Questa sol causa è al mio languir mercede. Mi viene in mente ovunque ve abia vista

E credendo trovarvi, ahimè, che allora Movo i piè lassi a seguitar la pista. Vi cerco e non vi trovo e il dol m'accora; Così per due passion danno suporto,

L'una ho di dentro, l'altra mi struge fora. E già più giorni fa ch'io seria morto, Tanto ognor fassi l'ardor mio acceso Che a un che stenta morte è sol conforto.

Ma questo sol mi fece star suspeso, Più che 'l mio mal curando l'onor vostro, Per non lassarvi de mia morte il peso. Però se macchie in queste carte il mostro

Biasmo non merto già, perché l'affanno Mi fa col pianto temperar l'inchiostro. Poscia ch'io non vi vidi ognora un anno Parme seco portar, e so che insano

Cerco vedervi e rinovar mio danno. Ma poi che pur convien ch'io stia lontano Dal vostro aspetto per sfocar mia mente Vi scrivo or questa con l'afflitta mano.

Ch'essendo ancor da voi non troppo absente Me ricordo ve scrissi, e poi per tema Stracciata la gettai nel foco ardente. Or de mia vita è giunta l'ora extrema,

Per ultimo soccorso ora vi scrivo, Benché scrivendo io ardo, abruscio e trema. Non vorìa senza voi restar più vivo E quel che mi rinforza ognor nel foco

È ch'io non moro, e pur da voi son privo. Così mei dì finisco a poco a poco; O dispietato punto, e iniqua sorte Che amor mi gionse, e me disgionse il loco.

Unde fu tanto el duol acerbo e forte Ch'io fui più volte allor per venir meno Vedendo nei vostri occhi la mia morte. Ma questo sol mi tenne e fu sereno,

Ché s'io moriva esserne voi cagione Per tutto infamia già n'arebbe pieno. Così s'inova d'ognor mia gran passione A cui resister più poter non spero

Ché spesso el duol pò più che ragione. O quante volte al dì viemmi in pensiero Che non restiati in qualche mal suspesa E sopra ogn'altro duol questo è il più fiero.

Onde per caso se 'l ve accade offesa, No essendo in mio poter darvi altra aita, Prego vi fate col mio cor difesa. Ché avendo libertà per voi smarrita,

Pur che camparvi da ogni mal sia certo Dolce m'è ancor per voi perder la vita. Quanto è grande el dolor ch'i' ho sofferto Contar non n'è mestier, basta che 'l core

Fede serà, qual v'ho per pegno offerto. Che già partir da voi soleva amore Farme rincrescer forte, ora pensando Pasciuto m'ho col pianto di dolore.

Col ferro ignudo in man questa vi mando E se nel dire ho errato, ora mi mendo, Ché per dolor scriveva lacrimando. Col ferro ignudo alla risposta attendo,

Qual se porta da voi nova molesta Serrà del mio languir causa comprendo. Scriver non posso più tanto me infesta El duol che d'ogni arbitrio mi dispoglia,

Salvo de ben voler che meco resta. Ma dolce m'è il languir, dolce ogni doglia, Per voi dolce ogni mal, patir vo' al tutto Pur che mia verde fede il cambio coglia,

aChé ogni fatica alfin merta bon frutto.

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