Placido somno, che dal cielo in terra Tacito scendi a tranquillar le menti Et de' sospir a mitigar la guerra, Ben fai tu spesso i miei desir contenti,
Ché in lieto somno a me conduci quella Che pasce el cor de sì longhi tormenti. Sì dolce <è> in vista et sì legiadra e bella, Che, se tu havessi pur più corti i passi,
Haria el mio corso assai benigna stella. Non cercarei de amor più lieti passi, Non chiamarei al mio affanno altro soccorso, Ma, giunto, fuggi e nel meglior mi lassi.
Ma pur con tutto el tuo veloce corso Non restarò giamai di celebrarte Fin non harò di morte el fiero morso. Qual forza in terra, o in ciel, potria aguagliarte,
Qual, se non tu, potria di meza nocte Menar costei da sì lontana parte? Ma le strade del ciel non fur mai rotte, Indi passi con le celesti scorte,
Non già per boschi o per qualche atre grocte. Apri tu solo a l'anima le porte; Ché 'l tutto scuri: Hormai taccia chi dice Ch'altro non sei che imagine di morte!
Anzi l'imagin tua sola predice La vita hor, ché del ciel secreto sai E di spianarlo a noi solo a te lice. Al misero tu sol riposo dài,
A ciascun tu la sua quïete porti E gaudio adduci, ove non fu giamai. Et per dire argumenti obscuri e forti: Qual altro, che sol tu, giamai potrïa
Far vivi spesso di defuncti e morti? Prompto soccorso a quel che 'l cor disïa! Ma perch'io son mortal, tu sei divino, Dir non posso di te quel che vorrïa.
Basta: fra el mondo e 'l ciel tu sei confino; Sempre convien per el tuo sito passe Colui che inverso el ciel driza il camino. Io so che per bramar mie voglie lasse
Transcorro spesso al mio bel paradiso, Et sol col mezo tuo convien trapasse. Ma invidia t'ho, ché, visto el suo bel viso, T'annidi nel suo sguardo et non mi chiami
El sguardo che tien me da me <diviso.> Non so se tu, come io, la prezi et ami, Che compagnia non vòi nel vago sguardo, Anzi de starci sol par che più brami.
Pur me contento assai, ché non è tardo El suo venire a me per tua cagione Per mitigare el foco, nel qual ardo. Questo mi vince, et questa discretione
Perdonare me ti face ogn'altr'offesa Havendo sì di me gran compassione, Benché per far dal vulgo aspra difesa Forza è che questa dea per scorta pigli:
Anche ella è vagha et di splendor accesa. Dican ben pur alla morte somigli, E in compagnia del suo bel viso adorno Vien pur ad acquietar tanti bisbigli.
Lucido fai <con> lei ogni contorno Talhor non vai di tenebre uestito, Ché a meza nocte fai parer il giorno. Ma qual sarà colui sì franco e ardito,
Che a parangon di te metta sua luce E che del suo splendor non sia impedito? El sol, che el giorno assai più ch'altri luce, Sé veder fa, vol che habbi gli occhi aperti,
Né molto lunge a remirar conduce. E in questo pur tutti homin son experti: Tu chiuder gli occhi fai, dapoi con vista Fai trapassar grandi e<t> aspri deserti.
Ma perché hoggi del ver biasmo se acquista, Mal cognosciuto a presso el vulgo ceco, Et d'ignorantia ognun segue la pista, Lassarò el dir di te, pensando meco
Di te sovente et di madonna insieme; Pregando pur, da lei me meni teco, Acciò che 'l spirto mio, che di lei teme, La possa contemplar mentre che dorme,
S'altra imagination la ingombra o preme; Vedrò se 'l bianco pecto è a lei conforme. E mosso da' sospiri ivi mi mena! Già che tu prender pòi diverse forme,
Ché alhora l'alma è di dolceza piena!
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