Quella ingannata, afflitta e miseranda Donna, non donna più, ma orrendo monstro Questa infelice epistola te manda, In ne la qual valor non te dimonstro,
Ma foco, fiamma, stridi, assenzio e fele Quale ha più scritte lacrime che inchiostro. Assai mi duol chiamarti aspro e crudele, Ma per la rotta fe' questo consento
Data a me, dando al mar le false vele. Non promettesti a me d'esser sì lento Nel retornar, ma vedo or che in un tratto Désti le vele e le parole al vento.
Ma pur non potrei mai per alcun patto Donarti de mia morte altro che pace, Tu vòi ch'io mora, e 'l tuo voler sia fatto. Despiacer non mi può quel che a te piace
E per scusarti al mio crudel pensero Fui spesse volte a me stessa mendace. Qual spesso mi dicea: Quel suo cor fero Certo è da un'altra donna posseduto;
E a me, scusando te, negava el vero. Dicendo: Anzi più presto è retinuto Dal tempestoso mar, da i crudi venti E dal benigno cielo implora aiuto.
Facendo contra lor crudi lamenti, Ma a che imputarli? Or fermamente credo Ch'erano del mio mal tutti innocenti. Gito è gran tempo, ahi lasso, e non ti vedo,
Creder non posso più dal mar proceda, Ora al crudel penser tutto concedo. Certo, altro amor fatto ha del tuo cor preda, Certo altra donna esterna t'ha ligato,
Ma qual serrà che a l'amor mio non ceda? Ah, quante volte ho visto el ciel turbato, Che temendo de proxima fortuna Maggior tormento al cor me è renovato.
Ah, quante volte quando el ciel se imbruna A mezzanotte uscìo del freddo letto A sentir l'ore, a remirar la luna. Fatta son marinar per questo effetto,
Fatta astrologa son con sperimento, Sì longo ad aspettar chi indarno aspetto. Conosco ormai le stelle, i corsi, el vento, Conosco tutto el ciel de lumi folto,
Ciò che dà forza al mar, ciò che 'l fa lento. E te non conosco io, perfido occolto, Né te conobbi mai, tu m'hai ingannata, Ma così per ragion vada ogne stolto.
E se non sai collei c'hai abandonata, Ingrato cor, recordati che è quella Che pre amar te sé stessa ha disamata. Recordati che sol tu sei la stella
Del corso di sua vita, et io son tale Quale in turbato mar la navicella. Ma el mio lamento, ahi misera, che vale? Al sfortunato el ciel non porge orecchia
In ciò m'adduce el mio destin fatale. Son per te fatta avanti el tempo vecchia, E se non fussi, io presto verrò meno, Ch'uno aspro e gran dolor mai non invecchia.
Presto serrà el tuo cor de gaudio pieno, Presto sciolto serrai d'ogne tuo impaccio; Ma chi credea nel mel trovar veneno? Questo contra di te, lassa, io non faccio
Non cerco el tuo morir, cerco quell'ora Te veda, ohimè, ma quando fia no 'l saccio. Ah, quanto spesso, misera, m'accora, Odendo dir battaglie sanguinose,
Dicendo: or piaccia al ciel che lui non mora. Imaginando vo diverse cose, Ma sol de l'esser tuo la notte e 'l giorno, Ché un vero amor convien mai non ripose.
Se van pirati discorrendo intorno Per l'amplo mare, e sento alcun sia preso, Novo dolor nel cor mi fa retorno; S'io sento che nel mar fulmine acceso
Percosso abia alcun legno, arde el cor mio E dico: or piaccia al ciel lui non sia offeso. E se affondato è alcun dal tempo rio Che 'l sappia, dico: ohimè, questo è summerso
E uno altro mar de lacrime faccio io. Sempre per te el mio spirto va disperso E inanzi a gli occhi mei se representa Tutto quel mal che afflige l'universo.
E se ben tu non l'hai, me pur tormenta, Dubio, timore, ognor nel cor mi preme Che senza te alcun ben non mi contenta. Spesso convien di qualche sogno treme.
Così per te, crudel, non trovo loco, Ch'amar non se può già se non se teme. Ma tu sei in gaudio forse et io nel foco, Tu senza alcun dolore, io piango sempre,
Tu la mia morte io la tua vita invoco. Ma pianto io non ho più che 'l foco tempre, Né più sospir, son fatta arido legno, Ormai convien che 'l corpo se distempre.
Or ecco qui d'amor l'ultimo segno Più non te scrivo, anzi finita questa, A morte che m'aspetta io mi consegno; Quale ho davanti agli occhi orrida e mesta
Che al mundo di dolor non lassa dramma, A me sol grata, a tutti altri molesta. Ma se mai del mio amor te scaldò fiamma, Tornando mai de qui fermarai el passo
Dove sculto vedrai questo epigramma: Una qui giace in loco oscuro e basso Che fu per bene amar de vita priva, E benché giaccia lei sotto el dur sasso
Se allegra che sua fé resta ancor viva.
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