Quel fier Vitel che venne, vide e vense
Là sovre a l'Alpe il veneto furore,
Volgendo l'un de' corni al suo pastore
Liberò l'orsa e la gran Roma cinse.
Morto è nel colmo di sue glorie immense
Ne' spegner se potea nel più bel fiore,
Che se del secol suo portò l'onore
Vivo ancora immortal per fama tiense,
Poi ch'a l'ingrata Etruria el giogo tolse
E crescer vidi in lui l'invidia acerba
Nel grato ciel con Marte abitar volse.
Quasi elitropia ebbe el suo fior in erba;
Venne e disparve e presto el frutto colse,
Ché raro morte gentil cosa serba.