Seria costei quella lizzadra e diva Cara Virtù, che sì gran tempo ploro? Che ma' vals'io po' che di lei fu' priva! Ella è, per certo; ond'io più non m'acoro;
Perir più non poss'io, né venir meno! Anche tornerà in prezzo il verde alloro. O dì felice e di dolcezza pieno! Che cum leticia, a me ritorni quella,
C'ha spesso posto a la fortuna il freno. O mia diletta e cara alma sorella, Chi da me ti smarì? Non più dolerte Del mondo e di fortuna iniqua e fella!
Qui solo a noi, so' gran richeze offerte; Qui sarà 'l nostro albergo. E te sia noto; Ch'era ligata; or son con l'ale aperte. Questi son dui di te ciascun divoto,
Ch'ogi di lor con la sonora tromba, L'abisso, il mar, la terra e 'l ciel percoto. Sol per costoro il tuo nome rimbomba; E a me facil serà farli immortali,
Se tornò in vita uom posto in scura tomba. Questi cognoscon sol quel che tu vali; Donque, sol questi portarem in celo: Che è in poco prezo il resto de' mortali.
Leva di testa ormai l'oscuro velo Nu' semo in man di chi, per tempo, assai, Arde di nui d'un amoroso zelo. Sol per costor del fango i' me levai,
Ch'era dispersa in una oscura valle, De qual non sperav'io d'uscirne mai: Dove spesso va giù chi troppo salle; E, per più farmi onor, come vedesti,
Tirar me volion cum le proprie spalle. E per farti assaper chi sono questi, Che, cum tal volia a nui ciascun se dona, Sempre al ben operar svegliati e presti:
L'un disceso è de l'inclita Aragona: Farando Duca è suo nome beato, Ché mia tuba di lui tanto risona: Qual sarà presto inclito Re chiamato.
E scio che, senza errar, si potrà dire, Non manco di virtù che del suo stato. Francisco è l'altro, in valoroso ardire, Marchese mantuan, preclaro e degno,
De qual convien che 'l mondo e 'l ciel s'amire. Questo è de tuoi figliol fermo sostegno; Per questo l'arme, certo, oggi son chiare; Questo in donar non serva alcun ritegno.
Altro ch'al nome lui non vol servare; Et in spesso inondar sparger di fuora, Toglieria a competir cum l'amplo mare. Questo è colui, ch'ognor l'ama et adora;
Questo è colui, ch'ognor te sola invoca; Questo è colui che nui col mondo onora. Questui ti vòl; quest'è che ogi t'aloca: Onde, in cridarlo sempre e farlo eterno,
Non serà mai questa mia tuba ròca. Che se ben dritamente ogi discerno, Mentre che semo in odio al mondo tutto, Sol questo de noi dui prese il governo.
Questo, donque, serà nostro ridutto; Qui sol ti converrà che m'apri l'ale! Dunque, vien su, fa me felice al tutto, Ché fama, senza te, nulla non vale!
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