Chi non sa come a un punto alzi et abassi
Fortuna i tristi e miseri mortali,
Se in me si specchia e ne' mie longhi mali
Vedrà che matto è chi suo servo fassi.
Già fui sì alto ch'io sprezava i bassi,
Et esser mi credea fra li immortali;
Ma poi che questa iniqua aperse l'ali
Caddi qual giù da' monti e' gravi sassi.
Perso ho l'ingegno, i sensi et ogni possa,
Né spero più di rilevarmi in piede,
Sì rotti ho i nervi, le medolle e l'ossa.
Però chi in cima di sua rota siede
Exemplo pigli dalla mia percossa;
Ché savio è quel che inanzi al mal provede.