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1466–1500

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Serafino Aquilano

Se lunga servitù con molta fede Merita grazia e merito alcuno, O almen la pattuita sua mercede, Un che altro non avanza, el qual io sono

Per se ti prega e per la propria vita, Qual, come sempre, fece in te ripono. Un novo caso a dimandarti aita Mi sprona e spinge a palesarte adesso,

Ch'oggi mi convien far da te partita. Della mia man non ho più fido messo, Per lei ti prego inanzi al mio partire, Che baciarte la tua mi sia concesso.

Ove 'l ciel me destini i' no 'l so dire, Ma pur che la tua grazia m'accompagni Certo sarò di presto ad te venire. E se advien che al baciar io te la bagni,

Perdona agli occhi e al cor c'hanno gran doglia Veder che l'un da l'altro se scompagni. Ardita poi la man quel cor mi toglia, Amor glie 'l dona, io volontier glie 'l lasso,

E lui di venir meco ha poca voglia. Per libero lassarlo ho colto un fasso Di strali in lui già fitti, e me gli porto Su le affannate spalle al duro passo.

Della salute sua piglio conforto, Ché quel che in casa un medico s'annida Da salubri remedii è sempre scorto. Vero è che 'l resto mio pur mal se fida,

Viver senza esso e andar senz'alma errando D'un mio nimico in fraudolente guida. Fra tanto ad te, mia dea, lo raccomando, Memoria sol di me prego retegni,

Tal ch'io non abbia da tua grazia bando. E se troppo non è, prego te degni, Se mai te scrivo, al mio scriver risposta Render, o qualche messo che ad te vegni.

E se la mia speranza è mal reposta, Dillo al cor mentre son presso alla morte, Questo a me fia gran dono, ad te non costa. Fannosi i gran presenti alle gran corte,

Se ancor mi dài del tuo amor qualche indizio Non cambiaria con Jove la mia sorte. Mille gran cose ebben già poco inizio, Per gradi in cima a gran torre si sale,

De graziosi far grazie è sempre offizio. E se 'l mio prego al tuo conspetto vale, Amor che lo saprà per compiacerti Mi presterà, perché ad te torni, l'ale.

Se apresso a quel signor staran mie' merti, Se indeficienti a lui non fiano i preghi Che presto obtenerò di rivederti. Pur che nel starti absente non me nieghi

Talor qualche sospir, che l'aere fendi E giunga ove sarò ch'altroe non pieghi. Se me 'l prometti, e le promesse attendi, Mar, lago, fiume, torre, monte o muro

Non fia che per tornar ad te me offendi. Di questo basterà ad farmi securo Un dolce girar d'occhi, un dolce effetto, Nel mio partir e non altro scongiuro.

S'io vo con questa fede i' ti prometto In quanti luoghi questa man che scrive Gionge, far che 'l tuo nome ivi sia letto. Non serà tronco, saxo, o del mar rive

Ove scritta non sii, sculta o dipinta, Ché questi i mezi son pe i qual si vive. Come la fiamma in me mai non fia extinta Del foco tuo, così tuo nome in versi

Vivo starà, né starai in laude vinta. I pensier tuoi so ben che son diversi Da quel ch'io spero, ma se un sguardo involo Da te, i mie' passi non fien tutti persi.

Io me ne vado abandonato e solo Da l'alma che sei tu, dal cor che resta, Lugubre, obtenebrato e pien di duolo. Pur tanto ardir la servitù mi presta

Che un altro mio desio convien te scopra, Che ogni mia voglia ora te è manifesta. Vorrei della tua man portar qualche opra, Ché gran piacer è questo fra gli amanti

Ponerse e' don della sua amata sopra. Non creder che di questo mai mi vanti, Né ad altri il dica, ma per sol remedio Lo chiedo ad temperar gli ardenti pianti.

E quando questo ancor ti fusse ad tedio Sia per non ditto, anzi perdon ti chiedo, Non te importuno e non ti pongo assedio. Sempre credetti alle tue voglie e credo,

Ma perché tempo ormai me resta poco, A quel che me è più d'importanzia riedo. Questo è se mai per caso o pur per gioco T'avessi offesa con inetti modi,

Pena o perdon, qual più ti piace, invoco. Quel che farai sarà forza ch'io lodi, Accetta poi per questa le salute Le qual ti mando, e in sempiterno godi.

Più ti diria, ma forse mal credute Serian le mie parole e però basti, Fin che l'opere poi fien cognosciute. Pregoti sol se mai, ninfa, me amasti,

Venga di te o di me quel che 'l ciel vole, Juravi porto, e tu che non giurasti, Prometti fede almen con le parole.

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