Pien di mortale amara patienza,
Ché mal non meritato troppo nòce,
Vengo a l'aspetto tuo duro e feroce
Per farti noto la mia dipartenza.
E poi che muto torno in tua presenza
Con faccia smorta et annodata voce,
Poi che la lingua lega el duolo atroce
Ti domandan le lacrime licenza.
E poi che possederti a me non lice,
Peregrinando andrò tra gente e gente,
Dando il mio loco a giovan più felice.
E ben ch'i' sia dal tuo bel volto absente
Sempre teco starò, cara fenice,
E dove non può il corpo andrà la mente.