Orfeo cantando con l'aurata cetra
Mosse quell'ombre impalidite e smorte;
Ché ancor là dentro alle tartaree porte
Da qualche tempo pur pietà se 'mpetra.
Et io piangendo arìa mosso una petra,
Ma come piace a la fatal mia sorte
Combatto da adamante un cor più forte,
Che per ingegno alcun mai non si spetra.
Priego una alpestra e dispietata tigre,
Un'alma sorda che 'l pregar non ode,
Anzi ode, e vede, e del mio mal si pasce.
Son le mie rime a quella altera pigre,
E di stancarmi si triunfa e gode;
E così va chi sfortunato nasce.