Gli onorati sembianti e la beltade Di tua presenzia mi constrinser prima A darti in preda la mia libertade. E l'amor che sovente el cor mi lima,
Che mi parendo meritar ascosi, Come colui che le sue forze stima. Più e più volte scriverti proposi, Ma nel petto restaron le parole,
Subito ch'a la penna le man posi. Avene a me sì come avenir sòle A quel che temerario invan presume Tener la vista sua fixa nel sole.
Che quanto più la luce in alto asume, Più se confonde e tanto men ne vede Quanto ha di ragij soi magior el lume. Pur tanto ardir un giorno amor me diede
Che assicurato in certe carte sparsi Il dolor mio che forsi altri non crede. Dopoi li spirti miei tutti mutarsi Di francheza in viltà, ond'io per tema
D'un sol tuo sdegno di subito l'arsi. Or, essendo già presso a l'ora extrema, Per ultimo rimedio, donna, i' scrivo, Benché al mover la penna la man trema.
Una sola speranza mi tien vivo Che da te venga una grata risposta, Da la qual poi morò s'io resto privo. Or se l'è ver che ne la tua man posta
Sia la mia vita suplico non tardi Aiutarmi di quel che a te non costa. Le suave parole e i dolci sguardi Senza tua infamia mi possi dar vita
E mitigar el foco che non m'ardi. La lingua non sarebbe tanto ardita Che in tua vergogna te chiedesse un dono, Ma ragion l'asicura e amor l'aita.
E se col tuo iudizio intero e buono Pensar vorai, potrai conoscer certo Che del tuo amor più ch'altri degno sono. Lassando quanto ho mai per te sofferto,
Sangue, virtù, beltà, forza e richeza, Se non per queste, almen per fede el merto. La mano asicurata il timor spreza, Però se più che 'l debito se extende
Incolpane la tua troppo belleza. La qual ha sforzia et ella non comprende Lo errore suo, come quel animale La vagheza del lume che l'offende.
Esser potria chi cercasse el mio male, Ma nol conosco, ove ministra amore Sai che 'l iudizio nostro poco vale. So ben che 'l discoprir di tanto ardore
Esser non pò che non ti turbi alquanto, Come gelosa e cupida di onore. Ma se tu guardarai da l'altro canto Vedrai che ascoso e temperato è 'l foco,
Mentre che nei tristi occhi è fatto pianto. E poi non serà in noi veder sì poco Che 'l celato amor nostro si discopra, Ché ogni cosa ha misura tempo e loco.
Chi è prudente al fin conduce ogni opra; Tu sagia, tu acorta, et io secreto, Sol el saprà colui che ne sta sopra. Lasso che del pensier sol mi fo lieto,
Or che fia dunque se dil sparso seme In tuo servizio qualche frutto i' meto? In me combatte il timor e la speme, L'un mi asicura e l'altro mi disfida,
Ché sperar non si pò se non si teme. A la speranza la ragion mi guida E dice: ancor serai di mercè degno, Ché in ogni gentil cor pietà s'anida.
E non come a iustizia al timor vegno, Che sì si mira col iudizio saldo Ogni animo gentil arde a lo sdegno. Ond'io mi agiaccio in un punto e riscaldo,
E se co l'un pensier apro la piaga Con l'altro poi l'adolco e la risaldo. L'omicida sei tu sola e la maga, Che questo corpo mio debile e lasso,
Com un sol guardo d'ogni mal apaga. Perdonami se troppo avanti passo, Ché licito è tentar ogni soccorso A chi si vede su l'extremo passo.
S'io credesse in un cor di tigre o d'orso Trovar la mia salute che in te trovo, A chiederli mercè seria già corso. Mille remedi ho già provato e provo,
E non trovando alcun ch'al mio mal vaglia, Umil la penna a suplicarti movo. E se 'l ti par che 'l mio sperar ti saglia Tanto alto che 'l tuo onor in parte ofende,
I' me te scuso: amor è che m'abaglia. Non voler che per questo tanto ascende, In un dì questo è salito in molt'anni, Se 'l damna presunzion, fede il difende.
Deh, movati mill'altri ascosi affanni Che dir non oso, con mia vita oscura, E 'l mio sincero amor ch'è senza inganni. Sai quanto poco l'età nostra dura
E che al pentirse a l'ultimo non giova, Sagia è colei che inanti se procura. Un fido servo di raro si trova, E se tu guardi la caduca spoglia
Nostra come angue al sol non si rinova. È come in prato fiore, o in ramo foglia Questa vita mortal, ove felice Se chiama sol colui ch'empie sua voglia.
Ogni diletto, ogni piacer ti lice, Poi che natura, il ciel non ti concesse Il renovarte come la fenice. Ne l'un ne l'altro ogni suo strazio messe
In adornarte come dea celeste, Perché tanta belleza in ozio stesse. Se le parole mie non son modeste, Come se chiederebono ad un servo,
Bàstate siano le mie voglie oneste. Amor mi sforza ognor falso e protervo, Che sempre mi è con le saette al fianco, Sì come il veltro a lo affannato cervo.
Tu sai che animo alcun non è sì franco, Che sopragionto dal furor che mena Nel primo assalto suo non venga a manco. Donna divina di excellenzia piena,
Non ardirei nararti el mio tormento, Se tolerar potesse tanta pena. Deh, non sia lo soccorso ormai più lento, E se 'l ti piace pur che 'l mio fin sia
Satisfacendo a te io son contento. Sol di servirte quest'alma disia, La qual te arecherà anche a memoria Poi che fia sciolta la servitù mia.
Dame la morte, abi di me vittoria, Io son contento, fa quanto a te piace, Che 'l morir per amor è summa gloria. Pensa che serpe in Lybia non giace,
Che quanto boglie più l'arida sabia Non impetrasse da lui qualche pace. Deh serà ver, che tu mercè non abia De questa vita, che si può dir morte
E non risponde al suon de le mie labia. L'ore son preste e le giornate corte A tanto desiderio e l'aspettare Solo a chi brama più parer più forte.
Deh non lassare il tempo trapassare, S'io debo aver da te qualche conforto, Che 'l ben che tarda sòl poco iovare. Tanto val il soccorso a l'uom ch'è morto
Quant'è a quel legno che rotto ha lo scoglio El mar tranquillo a ritrovarse in porto. Per non tediarti più scriver non voglio In exortarti, ché chi intende e gusta
Basta un sol verso senza impir un foglio. Se la dimanda mia ti parrà iusta Fa che abia effetto, e pensa in che poca ora Se vien da la età verde a la vetusta,
E che 'l tempo ogni cosa alfin divora.
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