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1466–1500

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Serafino Aquilano

Dal dilettoso e dolze albergo mio Son qua discesa, a la onorata festa, D'amor tirata e spinta dal desìo, Ad ogni bel piacer, veloce e presta:

Ch'altro il mondo non è, che 'l triunfarsi, Fuggendo gente, ognor, turbata e mesta. Ognun del venir mio voglia allegrarsi: Ch'io vengo sol per resvegliar coloro,

Che sono, a lor medesmi, iniqui e scarsi. Quanto la gioventù sia bel tesoro, Ognun el scià. Donque sol me seguite, Ché d'ogni cosa il mondo fa divoro.

O cieche genti e da ragion smarite, Ch'al tempo avar vuolion, lassar le spolie Integre e sane e da lor mal vestite! Verà, dopo il pentir, l'acute dolie!

E allor cognoscerà ch'è sol felice Chi può cavarsi tute le sue volie. Io rego il mondo, et a me sola lice Far quel che volio, e di vittorie carca,

Per me le Muse ognor vanno mendice. Io so' del tutto in terra ogi il Monarca: Per me va quella, che Virtù si chiama, Dispersa, senza remi, in frale barca.

Quanto è misero l'om che virtù brama! Che mena ognun per via strana e sassosa; E solo ama questei, chi sé non ama. O quanto è vana e miserabil cosa,

A seguitar costei, con longhi affanni, A pochi cara, a tut'altri nojosa! Volano l'ore, i giorni, i mesi e l'anni! E poi dal longo affanno, in un momento

Si corre a morte; e sol te stesso inganni. Ch'è, solo, il viver vostro? Un fumo, un vento! È 'l mondo un dilettoso e bel giardino; E sol vit'ha, chi sta a soi frutti intento.

Tu trovi, dentro in lui, la rosa e 'l spino E molte vie: donque, a seguir vi esorto Il delizioso e dolze mio camino. Questo vi adduce in nel tranquillo porto,

Fra frutti fronde, fior, tra canti e balli, In un bel regno amen, pien di conforto. Li troverem mille fiorite valli Pien d'uceletti, ove lieto si dorme,

Al murmurar di limpidi cristalli. Segua, donque, chi vòl di virtù l'orme; Ch'i' assai prometto via più dolce e piana, Al viver natural tutta conforme.

Sempre ti mena lei per via sì strana, Che, di mille, un non n'esce. Ahi cieca volia! Ma sol seguir diletto è cosa umana. A che stentar, virtù, con tanta dolia,

Se tanto ha più tormento un, nel morire Quanto de più richezze se dispolia? Donque, ciascun di voi voglia seguire El mio consiglio e 'l mio dolze ricordo,

Con lieta voglia e con fervente ardire. Vedi che 'l tempo despietato e ingordo Rompe e divora ciò che fa natura, Al vostro rechiamar fugace e sordo.

Ormai del stato vostro abiate cura: Robate sempre de' suoi frutti al mondo, Poi che sì spesso lui vostri anni fura, Ché quel che più ne porta è 'l più giocondo.

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