Skip to content
1592–1670

XXXVI

Scipione Errico

Questi che peregrin immoto guati Marmi superbi, a la diletta sposa Eresse il gran Giovanne, e l'ha bagnati Ognor del pianto suo pioggia dogliosa.

Ma perché son indegni aver ascosa La beltà che rapiro i cieli ingrati, E vile anco saria tomba pomposa D'alabastri più degni, e più pregiati,

De lo sposo infelice in mezzo al core A la sposa gentil potente mago Degna tomba formò l'industre Amore. E questo marmo, ov'è l'amato e vago

Velo mortal, quasi un succiso fiore, Del verace sepolcro è finta imago.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXXVI · Scipione Errico · Poetry Cove