Marte gentil, che dal bel viso fuori
Lume d'alta beltà vibri e saetti,
Tu cingi il brando, e con ordigni eletti
Splende il bel pomo suo d'aurei lavori.
Con aureo strale in vaghi e dolci ardori
Usa ferire il cieco Nume i petti;
Con aurea spada tu garzon alletti,
D'amoroso desio ferendo i cori.
Già per sì degne, e placide ferite,
Corrono a stuol con desiose penne
A la spada gentil l'alme invaghite.
Chi sa se il pomo d'oro è quel ch'ottenne
Vener tua madre in quella antica lite,
Vago Cupido, e poscia tuo divenne?