Lilla, che per un suo bel giocatore
Lo spirto avea tra duri lacci avvinto:
Teco spende, diceva, il mio Giacinto,
Felicissima palla, i giorni e l'ore.
Palla, imago sei tu di questo core,
Ch'a lui sen va dal bel desio sospinto,
Ma, lasso, in un momento indietro è spinto
Da la candida man priva d'amore.
Aventuroso globbo, a te pur lice
Toccar la bella e delicata mano,
Ciò ch'a ben mille amanti, ohimè, disdice.
Ogni globbo immortal del ciel sovrano
Brama col tuo sì degno, e sì felice
Il suo stato cangiar, ma brama invano.