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1592–1670

XXII

Scipione Errico

Lasciò gli dardi, e con un dente Amore Colpi mi diè più velenosi e fieri, E riconobbi a pien con mio dolore Come gli altri armi suoi son men severi.

Già seminò di Colco il vincitore I denti, e n'uscir fuor strani guerrieri, E posto un nobil dente entro il mio core, Sorgon mille amorosi alati arcieri.

Novo dardo d'Amor, dardo potente, Hai tu le penne d'un gentil cinabro, E la piaga, e l'aita unitamente: Perché con vaga industria Amor il fabro,

Mentre ferisce un vezzosetto dente, Pose la medicina entro quel labro.

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