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1592–1670

DELL'ILLUSTRISSIMO E REVERENDISSIMO SIGNOR CARDINAL D'ORIA*

Scipione Errico

Or che ridon l'erbette, E con bel mormorio grate e gioconde Scherzan l'aure e le fronde; E tenera e spinosa

Destilla mel la rosa; E molli e lascivetti Con depinti augelletti Gareggian dolce i miniati fior,

Spiegando il canto quei, questi gli odori; Or che pomposo e vago, Quasi Pattolo o Tago, Ricco dimostra, e lieto

Oro tra vivi argenti il chiaro Oreto: Dunque (un pastor dicea) Se questo è ver, ne' lochi ov'io dimoro Certo ha fatto ritorno il secol d'oro:

Ma qual nume è qua gionto Degno di degna ed immortal memoria? Ecco rispose allor lieta, e disse: Oria.

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