Or che ridon l'erbette,
E con bel mormorio grate e gioconde
Scherzan l'aure e le fronde;
E tenera e spinosa
Destilla mel la rosa;
E molli e lascivetti
Con depinti augelletti
Gareggian dolce i miniati fior,
Spiegando il canto quei, questi gli odori;
Or che pomposo e vago,
Quasi Pattolo o Tago,
Ricco dimostra, e lieto
Oro tra vivi argenti il chiaro Oreto:
Dunque (un pastor dicea)
Se questo è ver, ne' lochi ov'io dimoro
Certo ha fatto ritorno il secol d'oro:
Ma qual nume è qua gionto
Degno di degna ed immortal memoria?
Ecco rispose allor lieta, e disse: Oria.