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1240–1300

LIV.

Rustico Filippi

Oi amoroso e mio fedele amante, amato più di null'altro amadore, se tu ti doli, i' aggio pene tante ch'ardo tutta ed incendo per amore.

E se lo core meo fosse diamante, non doveria aver forza né valore; e se di doglia in cera fai sembiante, eo sono, eo, quella che la porto in core.

Amore meo, cui più coralmente amo ch'amasse già mai donna suo servente, e che non fece Tisbia Priamo, l'atender non ti sia disavenente,

ched io tanto del cor disio e bramo che picciol tempo, amor, serai atendente.

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