Amor, da poi ch'io fui dentro al tuo regno,
altro già mai non ebbi che tormenti
ed infiniti guai; e tu il consenti,
pieno di tradimenti, d'ira e sdegno.
Condutto hai el mio debile legno
in mezzo 'l mar con tuoi atti piacenti
e poscia il lasci fra contrarî venti
senza vela, temone o altro ingegno.
Né puo' però di me, tiranno, dire
se non che fedel troppo ti son stato,
sprezzando ogni altro, sol per te servire.
Se questo tu mel metti per peccato,
l'ira di Dio possi in te venire,
sì che d'ogni tuo ben tu sia privato.