Quello ch'occhio non vede o veder possa
se non per lungo tempo e con affanno,
ohimè, misero me, quant'è 'l mio danno,
mi consuma le polpe, i nervi e l'ossa!
Questa pena crudele onde sia mossa
sallo Amor sol, che vede ond'io m'inganno
più ogni giorno, e nel tredecimo anno
intrato son dal dì ch'io fui in sua possa.
Ben è infelice amante chi tanto ama
e con vane speranze in pianti e doglia
mor mille volte el dì, né nulla el preme,
e non cognosce alfin ciò che se voglia
ed ha in odio se stesso, e quel che brama
or fugge or cerca, e di trovarlo teme.