Io cognosco che son già presso al fine
del viver mio e più non posso aitarme,
e che rotte e spezzate si son l'arme
di queste membra fragile e meschine,
e ch'è omai tempo alle parte divine
alzar la mente, e più non servo farme
al miser mondo, ch'altro non può darme
che ardente foco, overo algente brine.
Però, Signor del ciel giusto e piatoso,
col cor dolente e lagrimosa faccia
pentuto del mio mal, perdon ti cheggio.
E sì ti priego, Signor grazïoso,
ben ch'io sia peccator, ch'al fin ti piaccia
ch'abitar venga nel tuo santo seggio.