Skip to content
1521–1581

XXVIII

Remigio Nannini

Del sacro fiume al più fiorito lido, Che rende al gran Tirren fiorite l'onde, Spinto da l'amorose antiche fiamme Sen venne un cegnio, e con pietoso grido

Disse rivolto al sol: Perché s'asconde La luce tua? deh l'universo infiamme Sovra il tuo corso, e damme Spazio, ch'io possa l'ultime parole

Mesto cantare, e tu 'l mio canto ascolta: E voi, s'alcuna volta Di me vi calse, o fiori, erbe e viole, E voi de l'Arno o belle Ninfe insieme,

Date udienza a le mie voci estreme. Udite e voi, o celebrate arene, Fiorite rive, e voi onde quiete, Che sotto l'ombra or di bei lauri e mirti,

Umide voi, voi dolcemente piene De' dolci pianti miei foste, et or liete Requie porgeste agl'infiammati spirti, Quel che mi sproni a dirti

L'estrema doglia, anzi l'estrema morte: E tu, chiaro Mugnone, ascolta intento, Che l'aria, il foco, il vento Meco si duol della mia cruda sorte,

Che fien questi de' dolci miei martiri Gli ultimi pianti, e gl'ultimi sospiri. Piangete meco, voi fioriti colli, Altieri monti, e voi pietosi sassi,

Che già vicine son l'ore dolenti, Che di luce faran gl'occhi miei molli, Voi del mio pianto amaramente cassi, E queste rive de' miei dolci accenti.

Or via più che contenti Saran quei belli e dispietati lumi, Ch'empio sdegno ricuopre, adombra e vela, E quel viso mi cela,

Che fa per meraviglia star i fiumi, Quel che mi fe' con sue bellezze tante Al volto di Medusa un nuovo Atlante. Quella donna leggiadra i cui begli occhi

Invidia fanno a' più bei lumi, quella Che col bel guardo il ciel turbato affrena, Quella dal cui bel sen par l'arco scocchi L'altero figlio della terza stella,

Quella ch'ogni mio fosco rasserena, Quella di cui è piena, Mercé delle mie voci, ogni aspra valle, Ogni selva, ogni bosco, ogni pendice,

Quella per cui felice E lieto mi mostrava in ogni calle, Uccide oggi il suo cigno (ahimè) credendo Che d'altra fiamma il cor si pasca ardendo.

Deh chi fia mai ch'al desiato volo, Per cui si poggia della fama al seno, Inalzi l'infelici e bianche piume, Se quella ch'io tanto amo, onoro e colo,

Per cui ne va d'ogni alterezza pieno Con la sua bella Flora il vicin fiume, Sdegnosa asconde il lume Che mi scorge il sentier di gire al cielo,

E senza scorta del sereno volto, Dell'atra notte involto Mi lascia nel più denso oscuro velo? S'ella bramando di mia vita il fine

Termina il volo, e rompe il vital crine? Ma poi ch'io sento (ahimè) venute l'ore Che faran negre le mie bianche penne, E silenzio porranno ai dolci canti,

Volger mi voglio a quel benigno fiore, Che cinto il core in dolci lacci tenne, Et or mi lascia in quest'amari pianti: Acciò ch'agl'altri amanti

Io sia di fede e di tormento essempio Col mio morire indegno, e la mia Donna, Già di pietà colonna, Che reggeva d'Amor l'imperio e 'l tempio

Veggia che rotta l'alta sua pietade D'Amor il regno, e la mia vita cade. S'arder, Donna, per voi unqua mi spiacque, Se chiamar ebbi a sdegno il vostro nome,

Sanlo del Po le celebrate rive, E sanlo quest'amate e lucide acque, Ch'a Flora bagnan le famose chiome; Sanlo de' fonti e fior le belle Dive,

Sapetel voi, o vive Luci, che luce al tenebroso e cieco Desir mio deste, e s'or v'onoro et amo, Voi che morendo chiamo,

Dicalo il cielo, e chi 'l ciel regge seco, Dica se voi, per cui piangendo moro, Più che non lice a mortal cosa adoro. Adunque u' son quell'amorose e belle

Fiamme ch'arsero il cor sì dolcemente? Deh chi l'ha spente (ahimè), chi fatte ghiaccio? Ov'è 'l bel lume de l'amate stelle Ch'a' miei foschi pensier soavemente

Chiarezza denno? e chi quel dolce laccio, Che rimembrando agghiaccio, Ha sciolto, ahi lasso? e chi m'asconde il viso, Chi quella bella e delicata mano,

Ch'ha fatto il cor lontano Da' propi spirti, e me da me diviso? Dunque uno sdegno sol, un parlar finto Tal foco ha spento? e tal amor ha vinto?

Beate Ninfe, a cui tanto benigno Si mostra il ciel, voi che vedete ognora Del mio bel sol la desiata luce, Piangendo a voi si volge il vostro cigno,

Quel cigno sfortunato che v'adora: E se quella pietade in voi riluce, Quella ch'al ciel conduce Sopra ogni altra beltà vostra bellezza,

A piè di questo verde amato lauro Sciolte le chiome d'auro, E tinte il volto di dolente asprezza, Tra secchi fiori e impallidite foglie,

Fate sepolcro a le mie bianche spoglie. E tu, canzone, andrai Tra queste rive, e con pietoso lutto Racconta mesta le mie pene acerbe

A l'acque a l'aure a l'erbe, E del bel fiore il frutto, Ma ch'esser dolce suol morte e gradita A chi per bene amare esce di vita.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
XXVIII · Remigio Nannini · Poetry Cove