Gran tema il cor mi scosse, allor ch'io vidi
I cari versi tuoi, che senza voce
E senza labra aprire, o muover lingua,
Sol con la mente, e sol con gli occhi lessi,
Acciò ch'io non facessi un'altra volta
Un giuramento, inaveduta, a Dio,
Come io fei quando entro al fallace pomo
Mal saggia lessi il giuramento scritto;
E nuovi inganni ancor m'avresti tesi,
Se, come tu confermi, io non t'avessi
Già per mio sposo una sol volta eletto.
E quasi fui per non aprir la carta;
Ma dubitai che di Diana l'ira
Non si fesse ver me più cruda e fiera,
S'io fussi stata al tuo volere acerba.
E bench'io faccia e sacrifici e voti,
E devota ed umil gl'incensi abbruci
Per onorar la sacrosanta ninfa,
Nulla mi val, perch'al tuo grande amore
Troppo mostrata s'è benigna e grata,
E tal vendetta fa di mia durezza
Ch'usai contra di te, che meno amica
Ad Ippolito suo mostrosse e pia.
Ma quanto più dovea, vergine e casta,
Di casta favorir vergine e pura
Il casto corpo e la pudica mente,
E che casta guidassi i miei verd'anni,
Ch'or, sua mercé, d'infirmitade oppressi
Misera veggio, e ch'ella voglia temo
Che sfortunati sien, miseri, e brevi.