E ti par tempo, Eurilla,
Di seguitar le fiere? Ardono i campi
Sotto il raggio celeste: aura non spira
Che infiammata non sia: le fiere istesse
Di qualche ombra ospital corrono in traccia.
Ah per or della caccia
Lascia, lascia il pensier. Le rose, i gigli
Del bel volto d'Eurilla
Mertan cura maggior. Credimi, all'ombra
Di quest'antro selvoso
Meco attendi la notte; e lascia intanto
Che l'indurato a' faticosi studi
Robusto mietitor s'imbruni e sudi.
Qui l'infranta onda che cade,
E da' zefiri è rapita,
Con le fresche sue rugiade
Fa l'erbette verdeggiar.
Qui si desta e si confonde
Dolce suon d'acque e di fronde,
Che ne alletta, che ne invita,
Che ne sforza a riposar.