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1698–1782

XXXIII

Pietro Metastasio

E ti par tempo, Eurilla, Di seguitar le fiere? Ardono i campi Sotto il raggio celeste: aura non spira Che infiammata non sia: le fiere istesse

Di qualche ombra ospital corrono in traccia. Ah per or della caccia Lascia, lascia il pensier. Le rose, i gigli Del bel volto d'Eurilla

Mertan cura maggior. Credimi, all'ombra Di quest'antro selvoso Meco attendi la notte; e lascia intanto Che l'indurato a' faticosi studi

Robusto mietitor s'imbruni e sudi. Qui l'infranta onda che cade, E da' zefiri è rapita, Con le fresche sue rugiade

Fa l'erbette verdeggiar. Qui si desta e si confonde Dolce suon d'acque e di fronde, Che ne alletta, che ne invita,

Che ne sforza a riposar.

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XXXIII · Pietro Metastasio · Poetry Cove