Destatevi, o pastori, ecco il mattino. Del ciel gli azzurri campi L'alba già imbianca; e l'aria e il suol l'aurora Con gigli e rose infiora.
Già sul colle vicino Le cacciatrici ninfe Affrettano del dì la messaggiera, Impazienti della sua dimora,
E voi dormite ancora? Provan già gli archi e pronte Tese han le reti appo la selva e il fonte Nerea, Fiorilla e Clori;
Destatevi, o pastori... Ma destomi... ah vaneggio! dalla mia Solitaria capanna Sol l'infelice mia mandra riveggio;
E soffro la crudel guerra che fanno Nel mio deluso core Perduta libertade, Amor tiranno. Ne' campi e nelle selve
Seguivo già le belve, Pascevo il gregge ancor Libero pastorel, Libero cacciator;
Ora non son più quello: Perdei la libertà. E quel ch'è peggio, oh Dio! Come se il mio tormento
Colpa non sia di lei, Mostrare al mio lamento Clori non vuol pietà. Tornerò fra le gregge
All'afflizione ed al silenzio in preda; Poi delle fiere in traccia Qual disperato per alpestri selve Imprenderò la perigliosa caccia;
E senza tema, qual chi morte aspetta, Su le rabbiose più feroci belve D'una belva crudel farò vendetta; Griderò forsennato,
E ovunque volga i furiosi passi Dirò: ‘D'ingrato amor quest'è l'effetto: E se a pietà non mossi un bianco petto, A pietà mossi almeno i tronchi, i sassi.’
Empia, e allor che mia morte al fin saprai, Vieni e, sul tronco d'una quercia annosa, Al cui piè giacerò, tu leggerai: ‘Silvio, amante disperato,
Sfortunato cacciatore, Infelice pastorello, Per un core senza amore Pure al fin cedendo al fato
Qui per sempre riposò. Pastorelli, cacciatori, Che passate ov'egli giace, Gli augurate quella pace
Che la perfida sua Clori Gli promise e gli mancò.’
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