Quando d'avverso Ciel stimai rigore
Che un trono abbian negato a me gli dèi,
Bella cagion de' dolci affetti miei,
Fu deliro amoroso, e n'ho rossore.
Ché reso oggetto ancor del tuo favore
D'un regno io donator, creder potrei
Qual son io ripensando, e qual tu sei,
Gratitudine in te, ma non amore.
No, dello stato mio, dèi, non mi sdegno:
Miglior sperarlo ad un mortal non lice,
E l'umil sorte mia n'è appunto il pegno.
Nice m'ama, io lo so; né amar può Nice
Altro in me che me solo. Ah che a tal segno
Non rende un trono il possessor felice!