Veggo la selva e il monte
Ove sola d'amor spesso favella
Col ruscello e col fonte
Irene pastorella;
E dico: ‘Oh potess'io
Cangiarmi in fonte e trasformarmi in rio
Per scoprir le mie pene
Nello specchio dell'onde a' rai d'Irene!
Le direi, mormorando fra' sassi:
«Bella Irene, il ruscello che passi
Senza amarti al suo fiume non va.»
Le direi: «Il bel fondo che splende,
Pastorella, al tuo volto s'accende,
Ed amante d'Irene si fa.»
Poscia quando il pastor guida la greggia
A dissetarsi al fonte o al rio fugace:
«Guarda», direi, «di non turbar quest'onde
O del fonte che tace
O del ruscel che freme entro le sponde;
Ché l'uno e l'altro del gentil sembiante
D'Irene pastorella è fatto amante.»’
Ma la selva, il monte intanto
Van col bel dell'idol mio
Lusingando le mie pene.
Io fo crescer col mio pianto
L'acqua al fonte, l'onde al rio,
Sospirando per Irene.