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1698–1782

XXV

Pietro Metastasio

Veggo la selva e il monte Ove sola d'amor spesso favella Col ruscello e col fonte Irene pastorella;

E dico: ‘Oh potess'io Cangiarmi in fonte e trasformarmi in rio Per scoprir le mie pene Nello specchio dell'onde a' rai d'Irene!

Le direi, mormorando fra' sassi: «Bella Irene, il ruscello che passi Senza amarti al suo fiume non va.» Le direi: «Il bel fondo che splende,

Pastorella, al tuo volto s'accende, Ed amante d'Irene si fa.» Poscia quando il pastor guida la greggia A dissetarsi al fonte o al rio fugace:

«Guarda», direi, «di non turbar quest'onde O del fonte che tace O del ruscel che freme entro le sponde; Ché l'uno e l'altro del gentil sembiante

D'Irene pastorella è fatto amante.»’ Ma la selva, il monte intanto Van col bel dell'idol mio Lusingando le mie pene.

Io fo crescer col mio pianto L'acqua al fonte, l'onde al rio, Sospirando per Irene.

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