Tirsi chiamare a nome
Ecco da me imparate, o spechi, o sassi:
Tirsi che altrove i passi
Volge da me lontano: e forse infido
Arde a' rai d'altro volto, in altro lido.
Con sparte inculte chiome
Tinta d'atro pallor, molle di pianto
Chiamo l'empio che fugge e non m'ascolta:
Quinci e quindi rivolta
La pupilla si ferma e non lo mira:
E l'alma che sospira
Dal duol già vinta e affaticata e stanca,
Tirsi, oh Dio! Tirsi chiede, e langue e manca.
Se in amor che sia vicino
Fedeltà si cerca in vano,
In amor che sia lontano
Ricercarla è vanità:
E pur vuole il mio destino,
Lusingando il mio timore,
Che in lontan crudele amore
Pietà cerchi e fedeltà.
Sì, sì, benché l'aspetto
D'empia morte e crudel mi s'appresenti,
Pur gli estremi tormenti
Aleggiar mi conviene in lontananza,
L'egro sguardo volgendo alla speranza:
Questa par che mi additi
Tirsi che a me ritorna e che mi dice:
‘Fui misero, infelice,
Cara, da te lontano: oscuro e cieco
Fu sempre il dì per me: ma sempre meco
Venne di pura fé la gloria e 'l vanto;
Torna dunque alle gioie e asciuga il pianto.’
So ben che la speranza
In fronte a chi s'adora
Bella la frode ancora
Fa spesso divenir.
Ma so pur che la speme
Lusinga la costanza
D'un cor che sempre teme
Vicino il suo morir.