Che speri, instabil dea, di sassi e spine
Ingombrando a' miei passi ogni sentiero?
Ch'io tremi forse a un guardo tuo severo?
Ch'io sudi forse a imprigionarti il crine?
Serba queste minacce alle meschine
Alme soggette al tuo fallace impero;
Ch'io saprei, se cadesse il mondo intero,
Intrepido aspettar le sue ruine.
Non son nuove per me queste contese:
Pugnammo, il sai, gran tempo; e più valente
Con agitarmi il tuo furor mi rese:
Ché dalla ruota e dal martel cadente,
Mentre soffre l'acciar colpi ed offese,
E più fino diventa e più lucente.