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1698–1782

XXII

Pietro Metastasio

Che speri, instabil dea, di sassi e spine Ingombrando a' miei passi ogni sentiero? Ch'io tremi forse a un guardo tuo severo? Ch'io sudi forse a imprigionarti il crine?

Serba queste minacce alle meschine Alme soggette al tuo fallace impero; Ch'io saprei, se cadesse il mondo intero, Intrepido aspettar le sue ruine.

Non son nuove per me queste contese: Pugnammo, il sai, gran tempo; e più valente Con agitarmi il tuo furor mi rese: Ché dalla ruota e dal martel cadente,

Mentre soffre l'acciar colpi ed offese, E più fino diventa e più lucente.

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