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1698–1782

XXII

Pietro Metastasio

Nel mio sonno almen talora Vien colei che m'innamora Le mie pene a consolar. Rendi, Amor, se giusto sei,

Più veraci i sogni miei, O non farmi risvegliar. Pria dell'aurora, o Fille, Io sognando ti vidi, e così fido

Ti dipinse il pensiero, Che il sogno allor non invidiava il vero. Solo nel rimirarti Pietosa a me qual non ti vidi mai,

Di vaneggiar sognando io dubitai. Oh che amorosi accenti, Oh che teneri sguardi intesi e vidi! Se tu mirar potessi

Quanto rende più belle Un guardo di pietà le tue pupille, Mai più crudel non mi saresti, o Fille. Io non so dir che dissi,

So che sul vivo latte Della tenera mano un bacio impressi; Tu d'un dolce rossor tingesti il volto: Quando improvviso ascolto

D'un cespuglio vicin scuoter le fronde: Mi volgo, e mezzo ascoso Veggo il rival Fileno, Che d'invido veleno

Livido il viso i furti miei rimira; Timor, vergogna ed ira Mi assalir, mi destaro in un momento, E fu breve anche in sogno il mio contento.

Partì coll'ombre, è ver, L'inganno ed il piacer, Ma la mia fiamma, oh Dio! Idolo del cor mio,

Con l'ombra non partì. Se mai per un momento Sognando io son felice, Poi cresce il mio tormento

Quando ritorna il dì.

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