Se ti basta ch'io t'ammiri, L'ottenesti, amica Irene: Se d'amor vuoi ch'io sospiri, Non tentarlo, è vanità.
Sei vezzosa, amabil sei, Sembri bella agli occhi miei; Ma per me non son catene Solo i vezzi e la beltà.
S'io non accetto il loco Che m'offri nel tuo cor, ninfa cortese, Condannar non mi déi. D'Amori un nido Stranamente fecondo
D'Irene è il core. Un s'incomincia appena Su l'ali a sostener; l'altro s'affretta Già dal guscio a spuntar. Porgon gli adulti Esca ai nascenti; ed han pur questi in breve
Gli alunni lor. Cresce la turba a segno Che già quasi è finita, Che a numerarla impazzerebbe Archita. Ve n'ha d'ogni colore. Un le viole
Par che spieghi ne' vanni, un altro i gigli: Ve n'ha bruni e vermigli; Fin de' bigi ve n'ha. Sempre i più belli Gli aurei non son, ma cede ogni altro a quelli.
Son poi d'umor costoro Tutti opposti fra loro. Un pensa e tace; L'altro è franco e loquace. I suoi sospetti Uno ha dipinti, un le sue gioie in faccia.
Chi prega, chi minaccia, Chi chiede, chi rapisce, Chi brama e non ardisce; un l'arco invola, Un la face al rival, l'altro la benda.
S'insidiano a vicenda, E s'abbracciano ognor. L'un l'altro teme; S'aborriscono a morte, e stanno insieme. E fra tanto tumulto
Me sperasti albergar? Sperasti in vano: Io non amo sì poco il mio riposo. Quel pigolar noioso, Quell'eterno garrir, quell'importuno
Svolazzarmi su gli occhi, un sol istante Tollerar non saprei. Credimi; entrambi Meglio sceglier dobbiam. Di me tu cerca Ospiti men ritrosi; un più tranquillo
Albergo io cercherò. Ciascuno attenda Quello stile a seguir che più gli piace; Tu conserva il tuo nido, io la mia pace Sarà più dolce assai
Il tuo destin del mio: Tu il genio tuo potrai Meglio appagar di me. Semplici tu gli amanti,
Fido il mio ben vogl'io; E i semplici son tanti; Ma la fedel dov'è?
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