Che vuoi, mio cor? Chi desta
In te questi fin ora
Tumulti ignoti? Or ti dilati, e angusto
Il sen non basta a contenerti appieno;
Or ti restringi, e non ti trovo in seno.
Or geli, or ardi, or provi
Mirabilmente uniti
Delle fiamme e del gel gli effetti estremi.
Ma che vuoi? Peni, o godi? Ardisci, o temi?
Ah lo so: mi rammento
Quel giorno, quel momento
Ch'io vidi incauto in un leggiadro ciglio
Scintillar quella face ond'or m'accendo.
Ah pur troppo lo so: cor mio, t'intendo.
T'intendo sì, mio cor;
Con tanto palpitar
So che ti vuoi lagnar
Che amante sei.
Ah taci il tuo dolor;
Ah soffri il tuo martìr:
Tacilo, e non tradir
Gli affetti miei.
Ma che! Languir tacendo
Sempre così dovrassi? Ah no; gli audaci
Seconda Amor. Sappia il mio ben ch'io l'amo,
E lo sappia da me. Dirò che rei
Son gli occhi suoi dell'ardir mio; che legge
È di natura il dimandar pietade.
Dirò... Ma se l'altera
Con me si sdegna, e se mi scaccia? Oh dèi!
Vorrei dirle ch'io l'amo, e non vorrei.
Placido zefiretto,
Se trovi il caro oggetto,
Digli che sei sospiro;
Ma non gli dir di chi.
Limpido ruscelletto,
Se mai t'incontri in lei,
Dille che pianto sei;
Ma non le dir qual ciglio
Crescer ti fe' così.