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1698–1782

XVII

Pietro Metastasio

Che vuoi, mio cor? Chi desta In te questi fin ora Tumulti ignoti? Or ti dilati, e angusto Il sen non basta a contenerti appieno;

Or ti restringi, e non ti trovo in seno. Or geli, or ardi, or provi Mirabilmente uniti Delle fiamme e del gel gli effetti estremi.

Ma che vuoi? Peni, o godi? Ardisci, o temi? Ah lo so: mi rammento Quel giorno, quel momento Ch'io vidi incauto in un leggiadro ciglio

Scintillar quella face ond'or m'accendo. Ah pur troppo lo so: cor mio, t'intendo. T'intendo sì, mio cor; Con tanto palpitar

So che ti vuoi lagnar Che amante sei. Ah taci il tuo dolor; Ah soffri il tuo martìr:

Tacilo, e non tradir Gli affetti miei. Ma che! Languir tacendo Sempre così dovrassi? Ah no; gli audaci

Seconda Amor. Sappia il mio ben ch'io l'amo, E lo sappia da me. Dirò che rei Son gli occhi suoi dell'ardir mio; che legge È di natura il dimandar pietade.

Dirò... Ma se l'altera Con me si sdegna, e se mi scaccia? Oh dèi! Vorrei dirle ch'io l'amo, e non vorrei. Placido zefiretto,

Se trovi il caro oggetto, Digli che sei sospiro; Ma non gli dir di chi. Limpido ruscelletto,

Se mai t'incontri in lei, Dille che pianto sei; Ma non le dir qual ciglio Crescer ti fe' così.

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