Ah troppo è ver! Quell'amoroso ardore,
Che altrui scaldò la prima volta il seno,
Mai per età, mai non s'estingue appieno.
È un fuoco insidioso
Sotto il cenere ascoso. A suo talento
Sembra talor che possa
Trattarlo ognun senza restarne offeso;
Ma, se un'aura lo scuote, eccolo acceso.
Sol che un istante io miri
La bella mia nemica,
La dolce fiamma antica
Sento svegliarmi in sen.
Ritorno a' miei sospiri,
D'amor per lei mi moro,
Il mio destino adoro
Negli occhi del mio ben.
Né sol quando la miro,
Ardo per Nice: ove mi volga, io trovo
Esca all'incendio mio. Là mi ricordo
Quando m'innamorò; qui mi sovviene
Come giurommi fede. Un luogo, oh Dio,
I suoi rigori, un mi riduce in mente
Le tenerezze sue: questo al pensiero
Tornar l'idea vivace
D'una guerra mi fa, quel d'una pace.
Che più? Le ninfe istesse,
Che a vagheggiar per ingannarmi io torno,
Fan ch'io pensi al mio ben. Di Silvia o Clori
Talor le grazie ammiro; il crin, la fronte
Lodo talor: ma quante volte il labbro
Dice: ‘Questa è gentil, vezzosa è quella’,
‘Nice’, risponde il cor, ‘Nice è più bella.’
Bella fiamma del mio core,
Sol per te conobbi amore,
E te sola io voglio amar.
Non mi lagno del mio fato:
Dolce sorte è l'esser nato
Sol per Nice a sospirar.