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1698–1782

XVI

Pietro Metastasio

Ah troppo è ver! Quell'amoroso ardore, Che altrui scaldò la prima volta il seno, Mai per età, mai non s'estingue appieno. È un fuoco insidioso

Sotto il cenere ascoso. A suo talento Sembra talor che possa Trattarlo ognun senza restarne offeso; Ma, se un'aura lo scuote, eccolo acceso.

Sol che un istante io miri La bella mia nemica, La dolce fiamma antica Sento svegliarmi in sen.

Ritorno a' miei sospiri, D'amor per lei mi moro, Il mio destino adoro Negli occhi del mio ben.

Né sol quando la miro, Ardo per Nice: ove mi volga, io trovo Esca all'incendio mio. Là mi ricordo Quando m'innamorò; qui mi sovviene

Come giurommi fede. Un luogo, oh Dio, I suoi rigori, un mi riduce in mente Le tenerezze sue: questo al pensiero Tornar l'idea vivace

D'una guerra mi fa, quel d'una pace. Che più? Le ninfe istesse, Che a vagheggiar per ingannarmi io torno, Fan ch'io pensi al mio ben. Di Silvia o Clori

Talor le grazie ammiro; il crin, la fronte Lodo talor: ma quante volte il labbro Dice: ‘Questa è gentil, vezzosa è quella’, ‘Nice’, risponde il cor, ‘Nice è più bella.’

Bella fiamma del mio core, Sol per te conobbi amore, E te sola io voglio amar. Non mi lagno del mio fato:

Dolce sorte è l'esser nato Sol per Nice a sospirar.

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