D'Italia onor, non che del suol natio,
Figlie di semidei, madri d'eroi,
Dive dell'Adria, che accendete in noi
Di gloria e di virtù nobil desio:
Questo consacra a voi l'ingegno mio
Non tardo frutto de' sudori suoi.
Picciolo è il dono a paragon di voi;
Tutto è però quel che donar poss'io.
Stupor già non pretendo e meraviglia
Destar nell'alme; il fece in miglior guisa
Penna a cui troppo mal la mia somiglia.
Mi basta sol che, in riveder divisa
Dal frigio pellegrin la tiria figlia,
Dica alcuna di voi: ‘Povera Elisa!’