Qual nuova, Irene, è questa Insolita freddezza? Il tuo Fileno Dopo una tormentosa Barbara lontananza a te ritorna,
E l'accogli così? L'istesso io sono, Tu l'istessa non sei: Nel tuo sembiante V'è un non so che di nuovo; Pietosa ti lasciai, crudel ti trovo.
Che fu? Dubiti forse Della mia fedeltà? Lingua mendace Di maligno rivale Forse a te m'accusò? Ma Irene ha tante
Prove della mia fede, Irene mi conosce, e Irene il crede? Ah no! Più che a' rivali, Credi a' begli occhi tuoi. Son di quest'alma
Quegli occhi esploratori assai più fidi: Fissali nel mio volto, e poi decidi. Chi mai di questo core Saprà le vie segrete,
Se voi non le sapete, Begli occhi del mio ben? Voi, che dal primo istante, Quando divenni amante,
Il mio nascosto amore Mi conosceste in sen? Ah semplice ch'io sono! Io la cagione Vado de' mali miei
Cercando in altri, e l'ho presente in lei. Non è geloso sdegno, È fasto il suo rigore. Era men bella Irene al mio partir. Pensava allora
A custodir le sue conquiste: e forse Non l'ultima fra quelle era Fileno. Ora per mia sventura Crebbe tanto in beltà, che degli amanti
La schiera diventò quasi infinita. Chi suo ben, chi sua vita, Chi suo nume la chiama. Altri che pena, Altri dice che muor. Lodano a gara
Questo i labbri vermigli, Quello il candido sen. Giri uno sguardo, Mille costringe a impallidir; sorrida, Sforza mill'altri a sospirar. S'avvede
Del suo poter, se ne compiace; e mentre A dilatar l'impero Attende, sol del fasto suo ripiena, Il povero Filen rammenta appena.
Ah rammenta, o bella Irene, Che giurasti a me costanza: Ah ritorna, amato bene, Ah ritorna al primo amor.
Qual conforto, oh Dio, m'avanza! Chi sarà la mia speranza? Per chi viver più degg'io, Se più mio non è quel cor?
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