Vieni, di veste florida e gioconda,
Dolce Imeneo, cantando, il sen coperto;
Scuoti la face, e con l'usato serto
D'amaraco festivo il crin circonda.
Vieni qui, dove il biondo Tebro inonda
Gl'illustri campi per cammino incerto,
Due grand'alme a legar, pari al cui merto
L'arsa non vede o la gelata sponda.
La gloria le educò, l'onor nutrille,
E imprese Amor, ch'or ne trionfa e ride,
Da sì bell'esca a suscitar faville.
Chi nascerà da lor, se non si vide
Nascer da Peléo e Teti altri che Achille,
Né da Giove ed Alcmena altri che Alcide?