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1698–1782

XII

Pietro Metastasio

Pur nel sonno almen talora Vien colei che m'innamora Le mie pene a consolar. Rendi, Amor, se giusto sei,

Più veraci i sogni miei, O non farmi risvegliar. Di solitaria fonte Sul margo assiso al primo albore, o Fille,

Sognai d'esser con te. Sognai, ma in guisa Che sognar non credei. Garrir gli augelli, Frangersi l'acque e susurrar le foglie Pareami udir. De' tuoi begli occhi al lume,

Come suol per costume, Fra' suoi palpiti usati era il cor mio. Sol nel vederti, oh Dio! Pietosa a me qual non ti vidi mai,

Di sognar qualche volta io dubitai. Quai voci udii! Che dolci nomi ottenni, Cara, da' labbri tuoi! Quali in quei molli Tremuli rai teneri sensi io lessi!

Ah se mirar potessi Quanto splendan più belle Fra i lampi di pietà le tue pupille, Mai più crudel non mi saresti, o Fille.

Qual io divenni allora, Quel che allora io pensai, ciò che allor dissi, Ridir non so. So che sul vivo latte Della tua mano io mille baci impressi;

Tu d'un vago rossor tingesti il volto. Quando improvviso ascolto D'un cespuglio vicin scuoter le fronde: Mi volgo, e mezzo ascoso

Scopro il rival Fileno Che, d'invido veleno Livido in faccia, i furti miei rimira. Fra la sorpresa e l'ira

Avvampai, mi riscossi in un momento, E fu breve anche in sogno il mio contento. Partì con l'ombra, è ver, L'inganno ed il piacer;

Ma la mia fiamma, oh Dio! Idolo del cor mio, Con l'ombra non partì. Se mai per un momento

Sognando io son felice Poi cresce il mio tormento Quando ritorna il dì.

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